Day 7: togliamo i punti

Dopo una settimana esatta vado dal chirurgo, che leva la fasciatura, toglie i  punti, mi medica ed applica alcuni cerottoni alle 3 ferite (5 punti al prelievo + 2-3 punti per ognuno dei due ingressi degli strumenti artroscopici).

Mi dice, come già sapevo, che l tutore rigido ha terminato il suo lavoro e che devo camminare caricando l’arto: faccio qualche passo con le stampelle e va bene; avevo già notato (duranet al 1^ settimana, col tutore) che l’uso di una sola stampella non mi piaceva.

Il chirurgo mi porta in corridoio e mi dice di camminare senza stampelle: con grande concentrazione e paura, mentre lui mi è vicino e, fraternamente, mi tiene la mano muovo qualche passo. Poi mi lascia la mano e mi fa fare qualche altro passo: tra il dolore dovuto al versamento (la gamba, nella zona tra polpaccio e caviglia sembra esplodere dall’interno per la pressione), lo sforzo, la concentrazione, ecc. alla fine mi devo sedere perché sono al limite dello svenimento.

Day 1-6

Come avevo concordato con l’anestesista, siccome da oltre 12 anni mi curo solo con la medicina omeopatica, non seguo la terapia antidolorifica che mi ha prescritto, ma uso le prescrizioni del mio medico omeopata.

Il primo giorno viene un po’ di febbre (37,5° C ed era prevista) e l’insieme del dolore alla gamba, della spossatezza da febbre e della FATICA immensa per fare ogni ora la ginnastica che mi hanno prescritto (contrazioni del quadricipite, flessioni del ginocchio con tallone a terra e sollevamento della gamba rigida) rende la giornata decisamente pesante, per quanto sopportabile. In ogni caso sarà l’unica giornata veramente dura della prima settimana.

D’accordo col medico di base e col medico omeopata, visto che mi alzo e cammino con le stampelle, oltre a fare la ginnastica, limito al minimo la seleparina che mi hanno prescritto, così da limitare versamento ed ematoma all’arto operato.

Considerato che mi hanno operato mercoledì mattina, lunedì inizio a lavorare qualche ora al giorno da casa col portatile.

Note pratiche: per spostarsi col tutore rigido consiglio di fare una prova con tutore e stampelle prima dell’operazione, anche per memorizzare il movimento per affrontare i gradini (io dormo in un soppalco e ogni sera facevo le scale), di avere buoni addominali che aiutano ad essere indipendenti nell’aprire e chiudere il velcro del tutore (si fa ginnastica a tutore aperto), ovviamente di rinforzare il più possibile le gambe e di usare l’arto sano per aiutare all’inizio gli spostamenti dell’altra gamba (collo del piede sotto il tallone e via).

Day 0: mi opero!

Attivo l’assicurazione, non senza vari problemi perché cercano ogni scusa per dire che l’intervento non è coperto, ma alfine la spunto.

Programmo l’operazione per inzio settembre 2013 e, intanto, riprendo – blocchi del menisco permettendo – il programma di ipertrofia di quadricipite e polpacci.

Il mattino prima dell’operazione analisi del sangue e ECG, poi alle 17 mi ricovero. Incontro l’anestesista e l’approccio mi tranquillizza molto, dopo aver parlato quasi un’ora in cui mi faccio spiegare ogni cosa arriva anche il chirurgo: sarò il primo domattina e faremo la spinale selettiva.

Io ho una soglia del dolore abbastanza alta, cmq non sento nulla alcun dolore né per l’anestesia, né per l’operazione, durante la quale ascolto un po’ di musica e parlo con un’infermiera. Con mia grande sorpresa dopo solo 30 minuti levano i teli, mi applicano il tutore rigido e torno in camera!

In stanza dopo un’ora comincio già a riprendere sensibilità al piede. Alle 15 passa l’anestesista e mi fa camminare con le stampelle, poi passa il chirurgo, mi chiede se riesco a sollevare la gamba, guarda come cammino con le stampelle e decide che posso tornare a casa.

Alle 20 sono disteso sul divano a guardare la TV.

Quarto ortopedico

Perso per perso, scelgo uno dei due “guru” che operano il ginocchio (in privato vi do i riferimenti, se volete) e ci vado: siamo a inizio maggio 2013, oltre un anno e mezzo dall’infortunio.

Il responso è quello che ormai temo: LCA rotto e, in una scala da 0 a 3 di gravità, sono quasi a 2,5 !!

Mi proibisce qualsiasi sport col ginocchio in torsione (basket, tennis, ecc.) e pure la corsa, neanche in linea retta e su erba!! Mi dà due opzioni:

a) siccome nella vita “comune” non ho alcun problema, mi riduce la lesione meniscale, operazione, che ha un recupero immediato, e poi posso fare nuoto/bici a volontà (ma non sono i miei sport…) e se invece riprendo corsa, basket, ecc mi dice che tra 10 anni butto via il ginocchio!!

b) ricostruisco LCA con gracile e semitendinoso, oltre a ridurre la lesione meniscale, recupero gradualmente il tutto e se l’operazione va male sono al 95-96% di prima, altrimenti anche al 101%

Non sono contento!!!

Terzo ortopedico

Siccome è chiaro che il menico mediale è rotto e ogni tanto va (dolorosamente) in semiblocco, decido a malincuore di ridurre la lesione meniscale e il mio bravissimo ortopedico (il secondo ortopedico) mi dice che lui non opera e quindi mi suggerisce il nome di alcuni chirurghi ortopedici suoi colleghi! GRUNT

Un amico mi manda da un ortopedico chirurgo (imparerò la grande distinzione, almeno per le lesioni al LCA tra ortopedico e chirurgo ortopedico) e lui mi dice che da entrambe le ultime RMN non si vede direttamente la lesione al LCA, ma lui che opera sa bene che quando si vede che il legamento “sale” in un certo modo e non è bello teso, allora vuol dire che è rotto o, perlomeno sfilacciato o iperesteso.

PUGNO ALLO STOMACO: io ero andato lì x concordare una riduzione alla lesione meniscale e questo mi dice che, dopo oltre un anno, ho sempre il crociato anteriore rotto e si poteva capire da subito!! Non so se bestemmiare o piangere…

Ahimé, il pimo ortopedico aveva ragione ed il secondo, cmq bravissimo perché aveva anche lui diagnosticato la lesione LCA, si è poi fidato delle indagini RMN.

Autunno 2012

Dopo il lavoro in palestra e il riposo (niente basket e poca corsa, tanta bici) nell’autunno 2012 riprendo il basket.

Per i primi allenamenti/partitelle va tutto molto bene: nessun dolore, il lavoro in palestra si fa sentire, ho fiato e l’elevazione è migliorata.

Alla 4^ settimana, mentre la ns. squadra parte in contropiede e io resto tranquillo nelle retrovie, faccio un normalissimo passo e sento un dolore tremendo alla zona interna del ginocchio. Mi fermo subito, ma farà male per qualche giorno. MALEDIZIONE, non è guarito.

Riposo una settimana e riprendo a giocare, ma non va.

Nei mesi successivi il ginocchio in un paio di occasioni va di nuovo in semiblocco per via del menisco (definisco “semiblocco” la condizione per cui l’articolazione si blocca, ma poi con movimenti morbidi la si riesce a sbloccare, senza ricorrere alle manovre ortopediche), che significa dolore lancinante se provo solo ad appoggiare la gamba e – con tanta pazienza – provare a muoverlo delicatamente finché non torna “a posto”: a quel punto ti rialzi come se niente fosse, quasi miracolato, e sai che il giorno dopo la parte posteriore  del ginocchio sarà tirata e dolorante x 3-4 gg.

Con l’anno nuovo (2013) sospendo di nuovo (e questa volta definitivamente) il basket e la corsa, proseguo con il potenziamento muscolare (che devo sospendere x 15 gg in occasione di ogni episodio di blocco o di “crack” dolorante) e prenoto una nuova RMN, che denoterà un peggioramento del menisco e sempre niente a carico del LCA.

Secondo ortopedico

Due settimane dopo sono da un secondo ortopedico, che purtroppo conferma la diagnosi del primo collega.

Io obietto che faccio un po’ tutto, corricchio 3-4 km, gioco a basket (con attenzione), vado in palestra… Decidiamo di fare una seconda RMN, mirata al LCA e intanto col preparatore atletico della palestra iniziamo un programma di rinforzo del quadricipite.

Il responso della RMN è che c’è una frattura triraggiata al menisco mediale, ma il LCA è in sede e perfettamente inserito: EVVIVA.

Col preparatore atletico modifichiamo leggermente il programma di forza e ipertrofia del quadricipite (che era e rimane molto pesante!), ad esempio diminuendo i lavori propriocettivi.

Intanto sospendo il basket e la corsa.